“Piatti immangiabili e acqua del rubinetto”: la rivolta dei sindacati contro la mensa in carcere
Il problema si ripropone dopo il nuovo bando d’appalto che dal primo aprile ha affidato il servizio alla Dussmann, lo stesso gruppo che gestisce le pulizie negli ospedali di Torino.
«Piatti immangiabili e acqua del rubinetto invece che minerale». L’appello, rivolto al direttore del Lorusso e Cotugno, Domenico Minervini, arriva dalle organizzazioni sindacali Sappe, Osapp e Uspp. E riguarda la qualità del cibo che viene distribuito ogni giorno ai detenuti e allo stesso personale in servizio all’interno del carcere. Il tema non è nuovo, ma sembra riproporsi anche dopo il nuovo bando d’appalto, che dal primo aprile ha affidato il servizio mensa alla Dussmann.
«A nulla serve cambiare il direttore d’orchestra se poi i musicisti rimangono gli stessi e non cambiano l’approccio e la dedizione al loro lavoro: l’orchestra suonerà comunque male», è la metafora dei sindacati, che denunciano: «Spesso i colleghi si recano in mensa ed escono senza aver toccato cibo, lamentandone la scarsa appetibilità, tanto è vero che sono in molti a non consumare il pasto, con evidente nocumento alla salute fisica e anche psichica, perché quello che dovrebbe essere anche un momento di pausa e ricreazione sociale rischia di ingenerare frustrazione e stress».
C’è poi la questione bevande: «Sarebbe stato inoltre segnalato che l’acqua fornita non sia minerale ma sia semplice acqua potabile dei rubinetti, filtrata». Per questo le organizzazioni chiedono, oltre a un incontro urgente con la direzione del Lorusso e Cotugno, «di conoscere se il contratto di appalto lo preveda, ovvero preveda bottigliette sigillate, fornite peraltro in tutti gli istituti carcerari del Piemonte».

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