Era sospettato di aver ucciso Yara, ora Lorenzo il pedofilo cerca prede tra i superstiti di Amatrice

Da quattro anni Lorenzo B. assume false indentità per adescare minorenni e portare scompiglio nelle comunità distrutte dal dolore. A Brembate come nella cittadina devastata dal sisma


C'è un mitomane condannato più volte per pedofilia a legare il tragico caso dell'omicidio di Yara Gambirasio al dramma di Amatrice. Nel 2013 Lorenzo B. scriveva questi versi su Facebook dedicandoli alla ragazzina uccisa: "Anche stanotte sei tornata... Ti ho vista... Ti ho sentita. Quel freddo tutto attorno... E c'eri tu. E poi le grida, il tuo pianto. L'orrore. E poi.. Buio... Solo buio freddo... E silenzio. Ormai ogni notte è così. Ho paura di dormire, ho paura di sognare. Di rivedere, di rivivere, di sentire ancora tutto questo. Cosa posso fare... Cosa devo fare per farti trovare la pace, per cancellare tutta la sofferenza che hai dovuto subire... Per far tacere tutto questo gelido silenzio... Sto male..". Era già noto alle forze dell'ordine.

Ladro di identità digitali
Non solo, Lorenzo B. aveva clonato il profilo di una dodicenne di Brembate di Sopra, Marta, che in precedenza aveva cercato di adescare facendosi chiamare Laurent. Poi, presa l'identità di Marta, aveva cominciato a scrivere ossessivamente frasi su Yara, a dedicarle video. Fino a finire indagato per l'omicidio della giovanissima ginnasta di Brembate. Lorenzo B. era poi stato scagionato dal test del Dna, quello che invece ha inchiodato al verdetto di colpevolezza Massimo Giuseppe Bossetti. Negli scorsi giorni, il pedofilo 54enne è tornato a colpire, portando agitazione e sospetti in mezzo alla devastazione di Amatrice.

Un "predatore" fra le macerie e le vittime del terremoto
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Su una serie di falsi profili, Lorenzo B. aveva cominciato a seminare zizzania fra i superstiti al terremoto che ha fatto 229 morti solo ad Amatrice (su un totale di 290). Scagliandosi contro il sindaco, contro la gestione del dopo-sisma. E fingendosi sismologo. Una presenza che ha diviso la comunità, insospettendola. Da Lorenzo B. arrivavano promesse di poter ottenere casette e container, rassicurazioni sui suoi contatti immaginari con la Prefettura. Ma anche richieste di contatto a ragazzini e adulti in chat su Facebook, la costruzione di un profilo social in cui il mitomane dialoga con due bellissime figlie (ritratte spesso in bikini) che in una foto sembrano baciarsi con passione tra loro. Su quel profilo, Lorenzo B. simula il botta e risposta con queste figlie inventate, con battute tipo "Papi, bagnetto?" e la risposta "Arrivo". Il pedofilo che si finge sismologo dice di essersi accostato alla comunità devastata di Amatrice per dare aiuto, come tanti altri hanno fatto in buona fede, avendo lui stesso perso la moglie Laura nel terremoto de L'Aquila. Ma quel che racconta non coincide con la realtà, i sospetti aumentano, e aumentano i suoi post nervosi e polemici contro il sindaco Pirozzi e gli amatriciani. 


Un'immagine del profilo "fake" con le presunte figlie di Lorenzo B.
Le false identità e le condanne per pedofilia
Mentre gli amatriciani rinsaldano i legami, che si erano raffreddati a causa dei post social di Lorenzo B., e in attesa che di questi fatti si occupino gli inquirenti, si scopre che il vizio delle false identità su social network è una costante del suo agire. Lorenzo B. diventa Laurent, poi Marta, Alex, Julie. Contatta minorenni, ci entra in confidenza, poi tende a sedurli o a rubare la loro identità social. I fatti dicono che l'uomo è originario di Padova ma avrebbe residenza in Francia, e che è già stato condannato per pedopornografia nel 2004 in Svizzera, nel 2008 a Varese e nel 2013. Sempre per possesso di foto e video in cui vengono commessi abusi sessuali su minori. Gli arresti non lo fermano. Ma per capire cosa c'è nella sua mente pervertita, incapace di provare pietà di fronte al dramma della morte violenta di una ragazzina (Yara) e di centinaia di famiglie stroncate (ad Amatrice) basta ricordare il racconto che fece agli inquirenti che lo sospettavano di aver ucciso la ragazzina di Brembate. Parlava del suo alter ego social Laurent, Lorenzo. E spiegava: "Mamma Maura, papà Fulvio, io ho agito in un modo orribile e ho creato tanto dolore, ma l’ho fatto solo perché vostra figlia Yara possa un giorno trovare la pace. La vostra sofferenza è anche la mia. Perdonatemi. Questo mi è già costato 20 mesi di prigione. Anche io, come i signori Gambirasio, ho perso un figlio 3 anni fa. Era il mio cucciolo. E’ morto di leucemia. Non lo sa nessuno. Non lo posso provare. Si chiamava Laurent, Lorenzo, come me. Aveva 14 anni". Sempre che questa sia la verità.


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