Blitz dei Nas nel bistrot di Torino. Cannavacciuolo finisce nei guai
Presentati come freschi prodotti congelati: denunciata
la moglie.
«Come ho scelto Torino? Quando ho visto il locale l’ho capito subito: mi porterà fortuna. Io vado a energia, sento subito se uno spazio mi porta fortuna oppure no. Finora è andata così, poi magari un giorno prenderò un palo in faccia». Parlava così, la scorsa estate, lo chef Antonino Cannavacciuolo alle prese con i preparativi del suo nuovo bistrot, in zona Gran Madre a due passi dal fiume Po. Ecco. Il palo in faccia, o forse sarebbe meglio diI controlli
Nelle ultime settimane l’Asl e i carabinieri del Nas hanno avviato una serie di controlli a campione nei ristoranti più esclusivi della città. Dalle verifiche sono emerse piccole e grandi irregolarità - tre in tutto i locali a cui sono state contestate violazioni amministrative -, ma ad avere la peggio è stato proprio il Cannavacciuolo Bistrot Torino, che ha aperto i battenti da pochi mesi. Staff giovane e preparato, menù degustazione da 75 euro a testa e percorso degustativo dei vini, cinque calici, a 60. Ma, tornando al congelatore, cosa hanno trovato i militari del Nas e gli ispettori dell’Asl? Pesce, pasta, dolci e ortaggi, tutti sottoposti al processo di «abbattimento». E cosa ci sarebbe di male? Di per sé nulla, non fosse altro che sui menù destinati ai clienti, accanto ai piatti proposti, mancava l’indicazione degli alimenti congelati. re la brutta sorpresa, questa volta è arrivato quando gli ispettori hanno aperto lo sportello del congelatore. Le denunce
Così è scattata la doppia denuncia a piede libero per frode in commercio. Che, sia chiaro, non è stata rivolta al celebre giudice di MasterChef e protagonista di Cucine da incubo, versione nostrana della serie Ramsay’s Kitchen Nightmares, dove è lo stesso chef di Villa Crespi, sul lago d’Orta, a ispezionare i ristoranti che hanno bisogno di un deciso restyling. A iniziare proprio dalle condizioni igieniche degli spazi di lavoro e dalla presentazione e qualità delle portate. Nei guai sono finiti il direttore della ristorazione del bistrot, Giuseppe Savoia, e la stessa moglie di Cannavacciuolo, Cinzia Primatesta, responsabile della società Ca.Pri. a cui è legata la catena di ristoranti, compreso quello di Torino. Adesso, Cannavacciuolo e il suo staff si dicono pronti a dimostrare che si è trattato solo di un grosso equivoco. O meglio di un’applicazione «troppo rigida delle regole». Ma le contestazioni sono finite qui? Sembra proprio di no, visto che ai gestori è stata anche elevata una multa di millecinquecento euro. Il motivo è legato alla mancanza di un corretto sistema di tracciabilità di alcune materie prime utilizzate in cucina. Niente di velenoso o di misteriosa provenienza, sia chiaro. Semplicemente la violazione amministrativa è legata alla registrazione dei prodotti, consegnati di volta in volta al locale, non esattamente puntuale.

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