Un biglietto aereo o il carcere a tempo indeterminato: così Israele espelle migliaia di richiedenti asilo

Sta facendo discutere, in Israele ma non solo, la linea politica anti-immigrati decisa dal Paese nelle scorse settimane.
Tutti i permessi di soggiorno (circa 15 mila) degli stranieri non saranno rinnovati, al contrario, agli stranieri sarà fornito un assegno dell’equivalete di 3500 euro e un biglietto aereo per un paese terzo, in genere l’Uganda o il Ruanda, con cui Israele ha stretto accordi, e il caldo invito a togliersi di torno.
La proposta, in realtà, non è una vera proposta, nel senso che non è  rifiutabile, perchè l’alternativa, per chi dovesse rispondere ‘no, grazie’ è il carcere a tempo indeterminato.
Migranti africani in un centro di detenzione israeliano nel deserto del Negev. Menahem Kahana/AFP/Getty Images: Un biglietto aereo o il carcere a tempo indeterminato: così Israele espelle migliaia di richiedenti asilo© Fornito da Business Insider Italia Un biglietto aereo o il carcere a tempo indeterminato: così Israele espelle migliaia di richiedenti asilo
Una decisione anti stranieri che piace poco sia alle associazioni umanitarie, che fanno presente che nel 90% dei casi gli africani presenti in Israele sono rifugiati politici in fuga da guerra e dittatura (il 90% dei 37 mila illegali presenti in Israele arriva da Darfour e Eritrea) e che, da sempre, Israele tende a distinguere poco o punto tra migranti politici ed economici (solo 11 richieste di asilo sono state accettate da Israele negli ultimi  anni).  «Non stiamo agendo contro i rifugiati- ha detto Benjiamin Netanyahu – ma solo contro i migranti illegali».
A metter in dubbio l’efficacia delle politica antistranieri di Israele oltre alle ONG, ci sono anche tre elementi che il governo Netanyahu sembra non aver considerato: il primo, il fatto che in molti, posti davanti alla scelta tra il carcere in Israele o l’ignoto  da qualche parte in Africa, scelgono il carcere in Israele, mettendo a dura prova le strutture dello stato; il secondo è l’opposizione di molti israeliani che non approvano il piano di espulsioni perchè lo ritengono troppo drastico, il terzo sono le testimonianze di chi racconta che Israle non è stato di parola e non ha trasferito gli stranieri che accettavano di andarse in Uganda e Ruanda, (che, infatti negano l’esistenza di un accordo con Israelema li ha rimpatriati nello stesso Paese da cui cercavano di fuggire.

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